RIP Elizabeth

RIP Elizabeth

 

Un icona dell'Himalaya: Elizabeth Hawley 1923-2018.


Chi si interessa un po di più dell'alpinismo Himalayano, sa chi è Elisabeth Howley: l'autorità non ufficiale dell'alpinismo Himalayano, che dal 1963 ha registrato la quasi totalità delle spedizioni alpine sulle vette del Nepal incluso quelle dal lato tibetano o indiano dal 1097 fino ad oggi, un patrimonio storico, che include oltre 20000 rapporti di scalate su 450 vette e 7000 interviste ai alpinisti. Con il suo Himalayan Database, Hawley creò l'enciclopedia del Alpinismo Himalayano.

Nata a Chicago nel 1923, Hawley lavorava come editrice e giornalista per il Fortune, affinché decise di lasciare nel 1958 "il posto sicuro" per avventurarsi in un viaggio lungo due anni che l'avrebbe portato con appena trent'anni per attraverso l'est Europa, il medio Oriente fino al Sudest Asia, passando anche per il Nepal. Allora non c'era internet o Lonely Planet e il Nepal un paese quasi impossibile visitare.  Terminato l'avventura attraverso mezzo mondo ritornò in Nepal, con un incarico per l'agenzia Reuters nel 1960. Da li la vita sua l'avrebbe passata nella valle di Kathmandu, facendo cronaca alpina, ma anche storica e osservatore attento oltre i decenni del paese che divenne la sua seconda patria.

Non c'è nessuno che sa quanto Hawley sapeva sulle montagne dell'Himalaya nepalese, e pure non ha mai praticato l'alpinismo, ma ha "virtualmente" scalato le vette attraverso i racconti che raccoglieva meticolosamente per oltre 60 anni. Sapeva giudicare meglio di chiunque se un alpinista aveva o no scalato con successo una vetta e non smetteva mai ad indagare quasi ogni singolo passo dei alpinisti oltre il campo base. Cosi nel passare degli anni, divenne il punto di riferimento per gli scalatori ma anche per i giornalisti, che in lei trovarono più notizie che con qualsiasi ricerca in internet. Quando nel 2009 era in corso la "gara" fra la coreana Oh Eun-sun e la spagnola Edurne Pasaban per il titolo della prima donna sui 14 ottomila e si accese una controversia se Oh aveva raggiunto o meno la vetta. Hawley riconobbe alla fine Oh's salita in vetta, ma definendola "in disputa" e Oh ottene il titolo con qualche graffia il governo del Nepal che registrò il successo di Oh come suggeito dalla Hawley.

Molti alpinisti che ha intervistato, hanno un ricordo quasi emozionale, nonostante nel contempo molti descrivano le interviste post-spedizione (ne faceva una prima e una dopo) quasi più difficili che le scalate stesse: non perdonava imprecisioni e perditempo. Ricordo che nel 2003 quasi mi rifiutava una richiesta di intervista per il Corriere della Sera per un mero ritardo di pochi minuti. Negli anni suo lavoro si espandeva dal giornaliso e cronista al Himalayan Trust di Sir Edmund Hillary, che affidò a lei la guida negli anni '80. Dal 1982 fornì al Amercian Alpine Journal ed altri regolarmente i suoi rapporti sulle spedizioni in Nepal. Solamente verso il 1990/91 su ispirazione di alcuni alpinisti, fondò la Himalayan Database, per digitalizzare l'archivio e fu Console Onorario della Nuova Zelanda per due decenni.

Ma è solo la metà della storia di una donna straordinaria.

Arrivò nel 1959 in un paese, che allora, non solo nei occhi di una newyorkese, viveva ancora letteralmente nel medioevo, con la capitale isolata dal resto del mondo govenata da un re "divino" e divinità viventi fra la gente. L'aura che circondava il Nepal era di un piccolo paradiso, un Shangri-La, immerso in strani ed antichi rituali e religioni, ingran parte inesplorati. Quando sbarcò a Kathmandu era appena una givane, attraente donna singola e forse per allora, un enfant terrible. Era un piccolo scandalo per i nepalesi dell'alta società che accettarono con difficoltà questa donna bianca e strana, poiché era (ed è per molti ancora oggi) impensabile che una donna vive da sola o fosse non sposata già.

Una donna allora doveva possedere grande corraggio avventurandosi in questo regno allora quasi ignoto all'occidente, dove le donne delle popolazioni indù erano visti sopratutto come servitù agli uomi senza o quasi senza molti diritti e indipendenza femminile, ugualianza dei sessi per la magiornaza della popolazione erano parole praticamente sconosciuti.

Gli pochi stranieri allora furono scalatori, diplomatici, spie, viaggiatori ricchi o aristrocratici avventurosi che si ritrovarono a Kathmandu, si conoscevano più o meno tutti. Inoltre, in piena guerra fredda, i confini con il Tibet erano poco sorvegliati, ottimo per esplorare la vicina Cina, che appena si era inglobato il Tibet. Presto si stabilirono Ambasciate troppo grandi per il paese. Ci si incontrò per il tè pomeridiano o il whisky la sera nel allora unico Hotel del paese, il Royal Hotel, nel tentativo di socializzare fra stranieri e nepalesi dell'alta società in un isola "protetta" dagli occhi del popolo ma anche del mondo.

Elisabeth-Hawley-Photo-by-Lisa-Choegyal-Colin-Monteath Hawley con R. Messner e nel suo salotto.

 

Fu in questo ambiente che scrisse i suoi primi rapporti sulle spedizioni dell'Himalaya per Reuters, allora gran notizia nella gara delle nazioni per le "prime" sugli ottomila, di politica ed altri argomenti. Viaggiava poco nelle montagne, anche se accompagnò nel 1963 la spedizione americana sull'Everest, partendo a piedi dai margini della valle di Kathmandu fino al campo base, un impresa allora ardua e lunga fino ai piedi dell'Everest.

Per molti nepalesi dell'alta società la presenza di una donna decisa, singola, femminista era un "affronto", un pericolo alle loro donne, che si sentirono incoraggiate a ribellarsi contro stigma socioculturali e discriminazioni inimmaginabili oggi per noi. Spesso è stata aggredita per questo, ma grazie alle conoscenze nel ambiente diplomatico e del Re non fu ostacolata. Non si mischiava a differenza di molti altri giornalisti, nei affari privati altrui, ne racontava mai troppo di se stessa, il che contribuiva al fatto che al di fuori del contesto alpinistico, non si potevano sviluppare molte chiacchierate su questa donna. Incoraggiave le donne, ma evitava a criticare la società in pubblico. Furono molte donne che grazie anche a lei, iniziarono a creare più spazio di libertà con l'arte, con le prime imprese guidate da donne in tempi dove la donna nepalese senza consenso del marito non poteva far nulla.

Ci furono diversi tentativi a discreditare la Howley come "donna leggera" - facilitato dal suo stile di vita da singola - e ad espellerla dal Nepal, ma senza riuscirci. Hawley era a tutti effetti diversa, nel suo modo di promuovere il coraggio delle donne ch ha incontrato, dalle signore dell'alta società nepalese, alle moglie dei diplomatici, ma anche aiutava ad una alpinista proveniente dal Iran, che scalava al insaputa delle autorità iraniane perchè "donne non scalano montagne", ad uscire dal buio. Oggi sono diverse le alpiniste iraniane che non devono nascondere la loro passione. 

Ed è questo contributo suo per le donne che oltre a quello per l'alpinismo, si dovrebbe più sottolineare.  Questa straordinaria donna ha per oltre 60 anni, senza far rumore, con astuzia e pazienza, lavorato anche a migliorare la posizione delle donne. Meriterebbe essere ricordata di più per il suo importante esempio e contributo all'emancipazione, quando anche nell'emisfero occidentale era ancora una parola poco sentita.

Sarà ricordata dal mondo sopratutto per il suo legame all'alpinismo, ma anche per la luce che ha dato a donne (e uomini) verso un rapporto equo. Chi l'ha conosciuta, sa di aver incontrato Elizabeth Hawley, la cronista dell'Himalaya, ma sopratutto una donna di cui il mondo ha bisogno ad averne molte di più.

Fu cremata con rito multi religioso data alle ultime fiamme in Nepal un giorno dopo la sua scomparsa del 26 gennaio 2018 ai piedi dello grande Stupa di Swayambhunath. Il governo del Nepal le ha dedicato una vetta, onore riservato a pochissimi occidentali, il Hawley Peak (6168 m) nel Dhaulagiri Himal e le regalò la cittadinanza onoraria del Nepal, la seconda dopo Sir Edmund Hillary mai data ad un straniero. La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo del alpinismo, ma anche per le donne del Nepal, che anche grazie anche a lei ha ricevuto rafforzo e supporto, anche se non tutto, purtroppo, per le donne è come lei desiderava e noi ci auspichiamo. RIP Liz Hawley..

 

2018-01-28-Elisabeth-Hawley-Photo-by-Revista-Oxigeno con Simone Moro

 

 

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