POLITICA ED ECONOMIA

 Politica ed economia del Bhutan

Politica ed economia del Bhutan

 

Il Bhutan è rimasto in una sorta di isolamento volontario, chiuso al mondo. Nonostante l'apertura agli stranieri nel 1974, il paese non ha vissuto alcun cambiamento fino al 1999, quando venne introdotta la televisione nel paese. Diventato di recente monarchia costituzionale, preserva ancora un ambiente praticamente incontaminato e una cultura unica. Il paese, nonostante sia uno dei più poveri dell'Asia, investe molto nello sviluppo economico e nella modernizzazione, proteggendo le risorse naturali e il suo unico stile di vita e cultura, profondamente buddhista.

 

SUDDIVISIONE AMMINISTRATIVA

Il paese è suddiviso in 20 Dzongkhag (distretti), che regolano tutti gli affari religiosi e politici del distretto, spesso I Dzongkhag sono suddivisi in Dungkhag (sub-distretto). I Gewog sono l'unità amministrativa più bassa e composta da un numero variabile di villaggi. I Dzongkhag (distretti) del Bhutan sono:

01. Dzongkhag di Bumthang
02. Dzongkhag di Chukha
03. Dzongkhag di Dagana
04. Dzongkhag di Gasa
05. Dzongkhag di Haa
06. Dzongkhag di Lhuntse
07. Dzongkhag di Mongar
08. Dzongkhag di Paro
09. Dzongkhag di Pemagatshel
10. Dzongkhag di Punakha
11. Dzongkhag di Samdrup Jongkhar
12. Dzongkhag di Samtse
13. Dzongkhag di Sarpang
14. Dzongkhag di Thimphu
15. Dzongkhag di Trashigang
16. Dzongkhag di Trashiyangtse
17. Dzongkhag di Trongsa
18. Dzongkhag di Tsirang
19. Dzongkhag di Wangdue Phodrang
20. Dzongkhag di Zhemgang

 

PARLAMENTO E GOVERNO

Dal 18 Luglio 2008 Il Bhutan è formalmente una monarchia costituzionale, con un sistema bicamerale,  un'Assemblea Nazionale composta da 47 membri e un Consiglio nazionale con 25 membri, seguendo il sistema Westminter inglese.

L'Assemblea nazionale è composto da 47 membri eletti e l'altra camera, il Consiglio nazionale ha 25 membri, di cui cinque nominati dal re.

Membri del Consiglio nazionale non possono appartenere ad alcun partito. Il governo del Bhutan è composto da 10 ministri. Il primo ministro viene selezionato con sistema a rotazione ed ogni governo viene eletto dal Parlamento per 5 anni.

Il Capo dello Stato è il re ovvero il Druk Gyalpo.

L'Assemblea Nazionale può, teoricamente, esprimere la sfiducia al re con una maggioranza di almeno due terzi, costringendolo ad abdicare a favore del suo erede.

 

DIRITTI UMANI

Dagli inizi del 1900, nel corso dell'espansione etnica nepalese verso Est, lungo le precolline dell'Himalaya spingendosi lungo il Sikkim al Bhutan fino alla Birmania, nel Bhutan popolano le regioni meridionali dove il clima non è favorito dai Bhutanesi e nel corso degli anni il Bhutan ha dato a loro lo status di cittadini del Bhutan, anche perchè, i Lotshampa, come vennero chiamati, producevano nelle valli calde e fertili, verdure e riso, vitale per l'indipendenza agricola del Bhutan. La lingua nepalese divenne lingua nazionale del Bhutan e molti nepalesi entrarono nell'amministrazione del paese.

Tuttavia negli anni ottanta, il Bhutan ha cambiato politica nei loro confronti, perchè il numero di Lotshampas è andato aumentando di generazione in generazione componendo fino il 25% della popolazione totale del paese. In questo periodo, il governo del Bhutan ha avuto molti problemi interni: l'opposizione alla monarchia manifestava contro la monarchia. Alcuni attribuiscono questi problemi, all'introduzione della nuova politica sulla forzata preservazione dell'identità nazionale. Da un giorno all'altro, i Lotshampa, furono costretti a vestirsi come la gente del Nord, la lingua nepalese perdeva lo status di lingua nazionale e i diritti della popolazione d'origine nepalese su proprietà, religione e cultura vennero diminuiti.

Infine, le tensioni emergenti hanno portato alla fine del 1990, all'espulsione di circa centomila "bhutanesi di origine nepalese" e religione induista, costretti ad espatriare in Nepal, trovando rifugio in una decina di campi profughi nel Nepal orientale, e ancora oggi rifiutati dal governo bhutanese a rientrare in Bhutan.
Assistiti dall'UNHCR, Caritas e dal governo del Nepal, dal 2008 è in atto un programma di immigrazione graduale in diversi paesi occidentali, sopratutto negli USA, poichè le numerose trattative bilateralii fra Nepal e Bhutan e quelle trilaterali (Bhutan, Nepal e ONU) non hanno trovato alcuna soluzione, per via del rifiuto del Bhutan a riconoscerli come cittadini Bhutanesi. Il Bhutan ha cosi un suo grave problema di diritti umani, che purtroppo persiste anche oggi. Molti dei Lotshampa rimasti in Bhutan ,ancor oggi lamentano discriminazioni da parte del governo.

L'altro problema è la discriminazione delle minoranze cristiane, benchè nel paese esista la libertà religiosa, queste comunità trovano difficoltà nel riunirsi, spesso accusate dall'amministrazione e dalla popolazione di missione (proibita ufficialmente). Molti conflitti con i cristiani, nascono anche nel trovare spazio per i cimiteri. In assenza di luoghi adatti, molti cristiani seppelliscono i defunti di nascosto. Poichè questi luoghi si trovano spesso su terreni considerati sacri alla popolazione buddista, o vengono dichiarati tali, oltre all'uso illegale del terreno per questo motivo, sorgono conflitti a volte violenti fra buddisti e cristiani.

 

FELICITÁ INTERNA LORDA

Il Bhutan ha un approccio particolare allo sviluppo del paese e dell'economia, basandosi sul principio della Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness), proposto dal re Jigme Singye Wangchuck già negli anni settanta.

Il concetto si basa sulla filosofia buddhista, differenziandosi notevolmente dal sistema del Prodotto Interno Lordo, mettendo la persona al centro dello sviluppo, riconoscendo che l'individuo ha bisogni di natura materiale, spirituale ed emotiva. Forma la base degli sforzi per il miglioramento degli standard di vita che includono il benessere spirituale e la preservazione dei valori culturali e dell'ambiente fisico.

Sono cinque le basi: lo sviluppo umano, la governabilità, lo sviluppo equilibrato ed equo, il patrimonio culturale e la conservazione dell'ambiente e l'indipendenza, sovranità e sicurezza nel futuro del Paese. Conseguenza di questa politica, è l'alto grado di protezione dell'ambiente, risultando in un manto forestale di estensione percentuale unico nel Subcontinente, con l'istallazione di impianti di riciglaggio e separazione dei rifiuti e delle acque sporche delle città.
Ogni programma industriale o economico è infatti sottoposto a un rigido esame da parte del governo nei confronti dell'impatto ecologico e la preservazione delle tradizioni culturali.

 

L'AGRICOLTURA

L'economia del Bhutan si basa su agricoltura e silvicoltura, costituendo complessivamente per oltre il 60% della popolazione la base economica, che consiste in gran parte di agricoltura di sussistenza, allevamento e pascolo di bestiame, e nelle aree montane sopratutto di Yak. Nelle poche valli fertili del Sud si produce riso, mais, piante da radice, agrumi, prodotti lattiero-caseari.

 

L'INDUSTRIA

Il settore industriale è tecnologicamente arretrato, con la maggior parte della produzione di tipo artigianale alimentare, e alcune industrie coinvolte nella produzione di cemento e la lavorazione del legno. L'enorme potenziale idroelettrico del Bhutan viene sfruttato ampiamente - sopratutto in collaborazione con l'India, che ha bisogno per incrementare la propria economia - e con diversi progetti in corso di sviluppo. Grazie a questo, là dove la rete elettrica arriva, la popolazione gode dell'energia elettrica a basso costo e il settore idroelettrico contribuisce di recente in modo notevole al bilancio del paese, dando uno slancio alla crescita complessiva del Bhutan. Spesso si dice che l'energia idroelettrica del Bhutan è il suo "oro" del futuro.

 

IL TURISMO

Il turismo in Bhutan ha avuto inizio nel 1974 quando il governo ha aperto il paese agli stranieri. Dagli allora 274 turisti agli odierni stimati 30000, il Bhutan ha visto un espansione prudente, incoraggiando un turismo ispirato ai modelli di ecoturismo e turismo responsabile.

Il turismo oggi contribuisce in maniera notevole sul mercato del lavoro e il governo è molto attento alla formazione e all'educazione delle guide e degli operatori turistici nel paese.

Il rigido controllo del turismo ha risparmiato al Bhutan molti errori che altri paesi hanno subito, seguendo il turismo di massa, e viene per questo spesso citato, nell'ambito del turismo sostenibile, come esempio positivo.